Possiamo scrivere?

Certo è impossibile fare un preciso elenco dei motivi per cui ognuno potrebbe decidere di raccontare qualcosa, inoltre il numero e il confine fra i vari perché può variare estremamente di caso in caso. Uno stesso motivo potrebbe persino significare cose differenti per due individui.

Ma perché io ho deciso di utilizzare la scrittura, nello specifico la narrativa, per raccontare le mie idee?
Perché posso farlo.

E non si tratta di una frase alla Marchese del Grillo; non intendo avere la presunzione di giudicare il mio livello, si tratta pur sempre di una facoltà esclusivo del lettore (e anche qui, lo stesso testo può risultare illegibile per uno ed esaltante per un altro), quanto -nello specifico- di avere i mezzi, la capacità e soprattutto la voglia di farlo. Si tratta di tre punti niente affatto scontati a mio avviso.

Per quanto riguarda i mezzi, fino a pochi anni fa sarebbe stato semplicemente impensabile cercare di proporre al mercato un'opera prima di autore sconosciuto, non dovendo spendere altro denaro che quello necessario ai bisogni quotidiani. In questo preciso momento storico invece, il romanzo di un aspirante scrittore non è più destinato a rimanere nel cassetto dell'autore stesso, o magari di qualche sottosegretaria che prima o poi -nel tempo libero e per cause del tutto accidentali- darà una letta a qualche pagina prima di cestinarlo. No; avrà l'opportunità di renderlo disponibile al mondo con una distribuzione semplice e immediata, praticamente senza costi, che gli permetterà di vendere quel sogno per lo meno a una decina di amici, venti se ha tanti contatti su Facebook.

Passiamo invece alla capacità. La scrittura offre tempi estremamente dilatati per potersi esprimere; si può pensare una frase, appuntarla, riscriverla e poi cancellarla del tutto non ricordandosi neppure più quale fosse il punto del discorso. È possibile curare la forma di quanto si è scritto (il pensiero che si tratti di un componimento non modificabile e distribuito a un utente finale che ha tutto il diritto di giudicarlo lo rende diverso da un blog per via del tempo impiegato a rileggerlo e correggerlo così da evitare atroci parentesi come questa) e trovare le parole giuste. Io sono fra quelli che non hanno mai la risposta pronta, magari ci penso e rimugino ore, giorni dopo l'accaduto e imbastisco discorsi che avrebbero fatto impallidire la controparte. Ma telefonare in piena notte per gettarle in faccia la risposta perfetta (prima di dimenticarla) non mi sembra affatto una buona idea.
Seriamente: senza Google, Wikipedia e un fido dizionario dei sinonimi, perdo per lo meno 20-25 punti di quoziente intellettivo. Insomma sono molto più interessante quando posso fare le cose con calma. Ah, anche Yahoo! Answers può essere considerata una fonte attendibile, in mancanza di meglio.

E infine la voglia... croce di qualsiasi attività in cui mi sia mai avventurato. Riesco a pensare progetti che terminano prima ancora di iniziare; ho il gusto dei preparativi e dell'organizzazione, ma arrivati al dunque perdo interesse a ritmi semplicemente imbarazzanti. Eppure -non senza aiuto e supporto- sono riuscito a pubblicare un romanzo. Completarlo, rivederlo più e più volte e continuare a sostenerlo mettendoci impegno, credendoci. Per la prima volta da tanto tempo ho avuto davvero voglia di dedicarmi con costanza a qualcosa, e spero di continuare così. Niente cazzate su quest'ultimo punto, mi piace davvero. A tutti quelli che mi hanno sostenuto e che lo faranno in futuro, grazie.

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